Repubblica
Democratica del Congo
Capo
di Stato e di governo: Joseph Kabila
Pena di morte: mantenitore
Statuto di Roma della Corte penale internazionale: ratificato
Convenzione delle Nazioni Unite sulle donne: ratificata
Protocollo opzionale alla Convenzione delle Nazioni Unite sulle
donne: non firmato
La
situazione nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) è
rimasta instabile e alcune regioni sono state interessate da diffusa
insicurezza e tensioni etniche. Sporadici conflitti hanno avuto
luogo in gran parte delle province orientali. Sono inoltre continuate
esecuzioni extragiudiziali e altre uccisioni illegali, arresti
arbitrari, detenzioni illegali, torture e maltrattamenti, e condizioni
carcerarie tali da mettere a repentaglio la vita stessa. Decenni
di negligenza e incapacità di governo, cattiva amministrazione
delle risorse, con l’aggravio della guerra nelle regioni
orientali, hanno lasciato i servizi essenziali e le infrastrutture,
comprese giustizia, sanità e istruzione, in uno stato prossimo
al collasso.
Contesto
Le
elezioni presidenziali e legislative tenutesi a luglio e ottobre
hanno offerto qualche speranza per un consolidamento della ancor
fragile pace, ma alcuni gruppi armati sono rimasti diffidenti
o apertamente ostili verso il processo di pacificazione della
RDC.
Il
periodo elettorale è stato caratterizzato da numerose violazioni
dei diritti umani, tra cui sparizioni forzate, arresti arbitrari,
violenze a sfondo etnico, uso eccessivo della forza da parte delle
forze di sicurezza nel disperdere proteste politiche, e restrizioni
delle libertà di espressione e di riunione. L’annuncio
dei risultati del primo turno delle elezioni presidenziali il
20 agosto ha innescato scontri nelle strade della capitale Kinshasa
tra i soldati delle milizie fedeli al presidente di transizione
Joseph Kabila e i sostenitori del vicepresidente Jean-Pierre Bemba
in cui sono rimaste uccise 23 persone.
Più
di 1 milione e 600.000 sfollati si sono spostati all’interno
del Paese, mentre 410.000 hanno vissuto come rifugiati nei Paesi
vicini. La perdurante situazione di insicurezza ha continuato
a limitare l’accesso agli aiuti umanitari in molte zone
orientali della RDC. La sicurezza nell’est e a Kinshasa
è dipesa in larga misura dall’esteso contingente
delle forze di peacekeeping delle Nazioni Unite, MONUC, che a
fine ano comprendeva quasi 17.000 unità. La MONUC è
stata affiancata da un contingente militare dell’Unione
Europea (EUFor) di stanza a Kinshasa per il periodo elettorale
e ritirato entro fine anno.
Nonostante
l’embargo delle Nazioni Unite la diffusione delle armi ha
continuato a proliferare. Il governo stesso è stato accusato
di aver gravemente violato l’embargo a luglio non avendo
dichiarato alle Nazioni Unite l’importazione di un carico
di carri armati, mezzi blindati per il trasporto di truppe e quantitativi
di munizioni attraverso il porto di Matadi.
Riforma
del settore della sicurezza
Una
delle maggiori priorità del governo di transizione è
stato lo scioglimento della miriade di gruppi armati presenti
nella RDC. Questo processo iniziato nel 2004 ha implicato il disarmo
di tutti i soldati dell’esercito ufficiale di governo e
dei combattenti di gruppi armati offrendo loro o il reintegro
nella vita civile o l’arruolamento nell’esercito nazionale
unificato, le Forze armate della Repubblica Democratica del Congo
(FARDC). Ciononostante, sia il processo di formazione del nuovo
esercito sia il programma di disarmo, smobilitazione e reintegro
(DDR) hanno sofferto di ritardi, serie difficoltà di tipo
logistico, tecnico e gestionale, oltre che della mancanza di un
pieno sostegno politico. Di conseguenza, a fine anno i programmi
erano stati realizzati solo parzialmente. Altri settori della
riforma del sistema della sicurezza, tra cui l’integrazione
del corpo di polizia nazionale, sono rimasti solo programmati
e largamente incompiuti.
Il
programma di integrazione dell’esercito ha rivelato diverse
gravi lacune, non essendo intervenuto sulle catene parallele di
comando e a escludere i presunti responsabili di violazioni dei
diritti umani compiute dalle FARDC. Il programma non prevedeva
la formazione in materia di diritto internazionale umanitario
e dei diritti umani. La disastrosa situazione socio-economica
e umanitaria ha posto notevoli difficoltà al processo di
reintegro degli ex combattenti nella vita civile. Molti ex combattenti
sono rimasti senza il promesso sostegno economico del governo
o sono stati esclusi dai progetti locali di avviamento al lavoro
per lunghi periodi dopo la smobilitazione. Ex combattenti delusi
hanno rappresentato una minaccia alla sicurezza in molte regioni
della RDC.
Uccisioni
illegali
Le
truppe delle FARDC sono state responsabili della maggior parte
delle violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale
umanitario denunciate nel corso dell’anni, tra cui uccisioni
illegali, stupri, torture, sparizioni forzate, detenzioni illegali
e saccheggi. Le FARDC sono venute meno al loro compito di proteggere
i civili dagli attacchi dei gruppi armati. Le povere condizioni
di vita e l’inadeguatezza dei salari hanno contribuito alla
mancanza di disciplina all’interno delle FARDC.
Anche
gruppi armati congolesi che si opponevano al processo di pace
e all’integrazione nelle FARDC si sono resi responsabili
di numerose gravi violazioni dei diritti umani nelle province
del Nord e del Sud Kivu, del Katanga e dell’Orientale (Ituri).
Le violazioni dei diritti umani, alcuni delle quali sono apparse
motivate da ragioni etniche, hanno compreso stupri, uccisioni
illegali e torture. I gruppi armati stranieri, tra cui le Forze
democratiche di liberazione del Rwanda (FDLR), altri gruppi armati
del Burundi e dell’Uganda, hanno continuato a essere attivi
nel territorio congolese e a commettere gravi violazioni dei diritti
umani.
*A
gennaio una brigata integrata di soldati delle FARDC ha ucciso
7 persone, tra cui 2 bambini, nella chiesa del villaggio di Nyata
nel distretto dell’Ituri.
*Sempre
a gennaio, forze del gruppo armato fedele a Laurent Nkunda opposto
al governo e formato principalmente da combattenti di lingua kinyarwanda,
hanno lanciato attacchi contro truppe del governo e contro obiettivi
civili nella provincia del Nord Kivu. Si ritiene che abbiano commesso
diverse uccisioni illegali oltre che stupri di donne delle comunità
non di lingua kinyarwanda.
*Ad
agosto gruppi delle FDLR hanno derubato in un’imboscata
e poi ucciso 4 civili a Kahuzi-Biega, nel Sud Kivu. Inoltre, sono
stati riportati numerosi rapimenti di donne e ragazze da parte
di combattenti delle FDLR.
Bambini-soldato
Diverse
migliaia di bambini sono rimasti al seguito di forze o gruppi
armati, o non sono rientrati nel programma di DDR e non sono stati
censiti. Nella regione orientale della RDC, dove permaneva una
situazione di insicurezza, i bambini hanno seguitato a essere
arruolati, anche quelli che solo da poco erano stati smobilitati.
Alcuni sono stati arruolati con la forza e altri sono stati costretti
a riunirsi ai gruppi armati perché il governo non aveva
provveduto a fornire loro assistenza adeguata una volta rientrati
nelle comunità. La maggior parte dei ragazzi smobilitati
e rientrati nelle loro comunità è stata solo minimamente
sostenuta e protetta nel ritorno alla vita civile e non ha ricevuto
adeguate opportunità nell’istruzione e nell’orientamento.
Non è stato previsto alcun meccanismo per assicurare agli
ex bambini-soldato protezione una volta ritornati nelle comunità
e molti ragazzi sono rimasti a rischio di essere nuovamente arruolati.
*A
giugno sei ex bambini-soldato, che erano stati riuniti alle loro
famiglie da una organizzazione non governativa internazionale,
sono stati rapiti a Kabalekasha, nel Nord Kivu, da combattenti
armati fino ai denti. Sono stati condotti in un campo militare
dove sono stati tenuti in una fossa scavata nel terreno. Una donna
incinta che accompagnava i bambini è stata picchiata. Sono
stati poi liberati ma tre dei bambini sono stati di nuovo raggiunti
dai combattenti e duramente picchiati.
Violenza
contro donne e ragazze
Gli
stupri di donne e ragazze da parte delle forze di sicurezza e
dei gruppi armati sono rimasti molto diffusi in tutte le zone
della RDC. Poche donne hanno avuto accesso ad adeguate cure mediche
per le conseguenze delle ferite subite o delle malattie contratte.
Le donne e le ragazze che erano state stuprate hanno sofferto
per la diffusa discriminazione sociale nei loro confronti e il
rifiuto da parte delle loro famiglie e delle comunità.
Migliaia
di bambine-soldato che avrebbero dovuto beneficiare del programma
nazionale di DDR in realtà non sono state inserite. Molte
erano state arruolate con la forza e usate come schiave sessuali
dai combattenti adulti. Molti comandanti e combattenti si sono
rifiutati di rilasciare le ragazze considerandole come loro proprietà
sessuale. Altre ragazze, temendo ulteriori discriminazioni e l’esclusione
sociale, si sono rifiutate di rientrare nel programma di DDR.
Non vi è stato un vero tentativo sistematico del governo
per rintracciare queste ragazze e offrire loro assistenza adeguata
per la smobilitazione e il reintegro nella vita civile.
*È
stato denunciato che ad agosto agenti della Polizia nazionale
congolese (PNC) hanno stuprato 37 tra donne e ragazze del villaggio
di Bolongo-Loka, nella provincia dell’Equateur, e hanno
sottoposto altri abitanti del villaggio a maltrattamenti e torture.
Le autorità militari hanno in seguito arrestato 9 persone,
tra cui 6 agenti della PNC. A fine anno nessuno di loro era stato
ancora sottoposto a processo.
Tortura
e maltrattamenti
Atti
di tortura e maltrattamenti commessi dalle forze di sicurezza
del governo e dai gruppi armati sono stati denunciati in tutto
il Paese. Arresti arbitrari, detenzioni illegali, anche in stato
di incommunicado e in prigionie segrete (a volte equivalenti a
sparizioni forzate) e detenzioni prolungate senza processo sono
rimaste pratica comune. Condizioni di vita estremamente dure sono
state riportate nella maggior parte dei centri di detenzione e
delle prigioni, in molti casi configuratesi come trattamento crudele,
inumano e degradante.
*Ad
agosto 84 persone, per lo più pescatori ma anche donne
e bambini, della comunità di N’galiema a Kinshasa
sono stati arrestati da membri della Guardia repubblicana, una
forza militare sotto il comando del presidente Joseph Kabila.
L’accusa per tutti loro era di essere “ribelli”
sostenitori del rivale elettorale di Kabila, Jean-Pierre Bemba.
I prigionieri sono stati costretti a denudarsi e sottoposti a
percosse. Alcuni di loro hanno dichiarato di essere stati torturati
in altri modi. Poi sono stati lasciati in cella per 48 ore senza
cibo. Più tardi sono stati rilasciati senza accusa.
Attacchi
a difensori dei diritti umani
Difensori
dei diritti umani hanno continuato a ricevere minacce anonime
di morte e a essere perseguitati dalle autorità.
*Ad
aprile Hubert Tshiswaka, direttore di Azione contro l’impunità
per i diritti umani (ACIDH) di Lubumbashi, nella provincia del
Katanga, è stato minacciato di morte. I responsabili sono
stati indicati tra i rappresentanti dell’Unione congolese
nazionalista e federalista (UNAFEC), un partito guidato dall’allora
ministro della Giustizia. Le minacce hanno fatto seguito all’invito
pubblico da parte dell’ACIDH di eleggere i politici sulla
base del loro operato in materia di diritti umani e alla richiesta
di scioglimento delle frange giovanili violente dei partiti politici.
Impunità
Alcuni
responsabili di violazioni dei diritti umani sono stati consegnati
alla giustizia. Tuttavia, l’impunità ha continuato
a persistere nella maggior parte dei casi e il governo ha inserito
in ruoli di comando delle FARDC alcuni leader di gruppi armati,
nonostante le fondate accuse a loro carico di gravi violazioni
dei diritti umani. Fra questi figurano Peter Karim e Mathieu Ngodjolo,
comandanti di due gruppi armati dell’Ituri che sono stati
nominati colonnelli delle FARDC a ottobre. I loro gruppi hanno
beneficiato delle cosiddette amnistie.
Il
ripristino e la riforma del sistema giudiziario civile della RDC,
che permetta di investigare le passate e le presenti violazioni
dei diritti umani in modo competente, indipendente e imparziale,
hanno proceduto con estrema lentezza.
*Ad
aprile sette militari delle FARDC sono stati condannati all’ergastolo
per crimini contro l’umanità, compresi gli stupri
di 119 donne compiuti nella provincia dell’Equateur nel
dicembre 2003.
*Ad
agosto Yves Panga Mandro Kahwa, leader di un gruppo armato dell’Ituri,
è stato condannato a 20 anni di carcere per crimini contro
l’umanità.
Un
altro comandante di un gruppo armato, Kyungu Mutanga, conosciuto
come “Gédéon”, capo di un gruppo armato
mayi-mayi della provincia del Nord Katanga, si è arreso
alle autorità a maggio, accusato di aver commesso atrocità
nella regione, tra cui uccisioni illegali, stupri e torture. A
fine anno non era stato ancora processato né condannato.
Processi
iniqui e condanne a morte
Hanno
continuato a svolgersi processi iniqui e sono state pronunciate
condanne a morte, la maggior parte da tribunali militari. Non
si è avuta notizia di esecuzioni di sentenze di Stato,
sebbene sia stata riportata almeno una esecuzione sommaria da
parte di militari.
*A
giugno, al termine di un processo iniquo e sommario, un tribunale
militare di Kinshasa ha condannato lunghe pene detentive il capo
di una chiesa evangelica, il pastore Fernando Kutino, il suo collega,
il pastore Timothée Bompere Mboo, e un terzo uomo, Junior
Nganda. Gli arresti e il processo sono apparsi politicamente motivati.
Giustizia
internazionale
A
marzo, Thomas Lubanga Dyilo, leader di un gruppo armato dell’Ituri,
l’Unione dei patrioti congolesi (UPC), è stato arrestato
e trasferito alla Corte penale internazionale (ICC) a l’Aja.
Thomas Lubanga è stato formalmente accusato ad agosto di
aver commesso crimini di guerra, tra cui l’arruolamento
e l’impiego in battaglia di ragazzi al di sotto dei 15 anni.
Le udienze preliminari per la convalida delle accuse a suo carico
sono iniziate l’8 novembre. Thomas Lubanga è stato
la prima persona a essere arrestata dall’ICC.
Rapporti
e missioni di AI
Democratic
Republic of the Congo (DRC): Kinshasa must meet its responsibility
to protect civilians (AI Index: AFR 62/003/2006)
Open
letter to DRC parliamentarians on legislation implementing the
Rome Statute (AI Index: AFR 62/004/2006)
Democratic
Republic of the Congo: Time to end threats against human rights
defenders (AI Index: AFR 62/006/2006)
Democratic
Republic of the Congo: International Criminal Court's first arrest
must be followed by others throughout the country (AI Index: AFR
62/008/2006)
Democratic
Republic of the Congo: Acts of political repression on the increase
(AI Index: AFR 62/014/2006)
Democratic
Republic of the Congo: Elections are a chance to embrace human
rights reform (AI Index: AFR 62/015/2006)
Democratic
Republic of the Congo: Children at War – creating hope for
their future (AI Index: AFR 62/017/2006)
A
febbraio e marzo delegazioni di AI hanno visitato varie province
orientali della RDC e Kinshasa.
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